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  • Dott.ssa Giulia Amandolesi

Mente e corpo: un vincolo dal quale non ci si può sottrarre


Esercizio fisico, alimentazione sana e benessere psicologico: ecco il giusto mix di ingredienti per stare bene e trovare il proprio equilibrio.

Il benessere è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano, determinandone la qualità di vita delle persone, per questo è così importante non tralasciarne nessuno!

Il benessere consiste nel miglior bilanciamento possibile tra il piano biologico, il piano psichico ed il piano sociale dell’individuo; la condizione di benessere è di natura dinamica, non statica, una volta raggiunta non si mantiene nel tempo se non ci impegniamo attivamente, il nostro livello di benessere muta e cambia esattamente come noi!

La salute si manifesta in diverse forme, esattamente come la sua assenza. Ci possono essere fisicità scultoree soggette a forme di depressione, ansia o sbalzi di umore e corpi trasandati focalizzati all’accrescimento personale e al benessere interiore.

Niente prevale su niente, il disagio è disagio in ogni sua manifestazione.

Il concetto di “stare bene” è qualcosa che va al di là della mera estetica, può sicuramente rappresentarne un indicatore, ma è solo una parte di un percorso più profondo e totalizzante, così come è vero il contrario. Ciò che è più evidente, non è più importante non a caso gli antichi romani, ben più saggi di noi, sottolineavano “mens sana in corpore sano”.

Il raggiungimento del giusto equilibrio è dato da un atteggiamento attivo, propositivo e motivato, ma non affannato, intransigente e nemmeno passivo - lascivo.

E dunque se la chiave di tutto è l’EQUILIBRIO, ecco alcuni consigli per mantenerlo e ritrovare uno stile di vita sano:

1. Le diete iperproteiche a discapito dei carboidrati sono da evitare, perché?

Se il cibo è essenziale a fornirci forza ed elementi essenziali per la crescita, come sono importanti i carboidrati per l'energia, così alcuni tipi di grassi, come per esempio gli omega 3, sono utili per il sistema cardiovascolare, e anche le proteine svolgono un ruolo fondamentale perché ci aiutano costruire e riparare i muscoli e a rafforzare le difese immunitarie. Ma se assunte in quantità eccessiva, come nel caso di diete iperproteiche mettono a rischio il nostro organismo.

Vediamo come:

Malumore e arrabbiature: è uno dei primi indicatori di un surplus proteico. Per ritrovare il buonumore è necessario riequilibrare necessariamente i nutrienti. Quando passa troppo tempo tra un pasto e l’altro, si può avere la sensazione di perdere la pazienza, ciò significa che l’organismo sta assumendo troppe proteine senza abbastanza carboidrati. In questo modo il livello di zucchero nel sangue crolla, facendoci sentire arrabbiati.

Spossatezza e cervello annebbiato: I carboidrati sono utilissimi poiché aiutano il nostro organismo a sintetizzare il triptofano, amminoacido essenziale, non prodotto naturalmente dal nostro corpo. Questo amminoacido è il precursore necessario per il rilascio nel nostro cervello della serotonina, un ormone che svolge numerose funzioni e interviene nella regolazione di importanti processi fisiologici quali il ciclo sonno/veglia, il senso di fame/sazietà, la motilità intestinale, il tono dell’umore, la memoria e il desiderio sessuale. In caso di stress o depressione, molti medici consigliano farmaci in grado di aumentare i livelli di serotonina, i sintomi più frequenti di una carenza di questo ormone sono: insonnia, ansia, stress, depressione, aggressività, paura e bassa libido, è quindi importante fare attenzione a non diminuire la dose giornaliera di carboidrati a favore di alimenti esclusivamente proteici.

Rispettiamo le esigenze del nostro corpo!

2. Le diete ipocaloriche e l’eccessivo allenamento sono da evitare, perché?

Se stai assumendo meno calorie rispetto a quelle necessarie a soddisfare il tuo fabbisogno quotidiano e se contemporaneamente integri un estenuante affaticamento fisico, con ogni probabilità ti imbatterai in una sintomatologia tutt’altro che piacevole. Risultato? Ogni sforzo fatto ti sembrerà inutile, innescando un senso di frustrazione e ridotta motivazione.

La dieta ipocalorica ed il controllo rigido degli alimenti da assumere, aumentano notevolmente i livelli di stress e a cui siamo esposti, senza dimenticare che la vita di tutti i giorni, tra lavoro ed impegni, ne determina già una quota importante.

Conseguenze:

Il cortisolo un ormone secreto dalle ghiandole surrenali, rilasciato in risposta a stress e alla riduzione dei livelli di glucosio nel sangue, ha il ruolo di rendere disponibile energia, mobilizzando le scorte di zuccheri, proteine e grassi, e nel contempo di ridurre le attività che potrebbero contribuire al dispendio di energie. Fin qui nulla di male.

I problemi nascono quando i livelli di cortisolo divengono molto elevati: in queste condizioni si assiste a un marcato effetto catabolico, con riduzione progressiva della massa magra, un aumento della massa grassa, un livello di glicemia costantemente elevata, una perdita di massa ossea.

Il Dott. Hans Selye, individua nei suoi studi tre fasi fondamentali attraverso cui il soggetto affronta lo stress:

1- Reazione di allarme: in questa prima fase il corpo si impegna totalmente a richiamare tutte le forze e le energie per far fronte alla situazione. Vi è un aumento pari a 10 volte il normale, di cortisolo, adrenalina e noradrenalina. Attraverso il sistema simpatico viene inibito il funzionamento dell’apparato digerente e la stimolazione di altri sistemi come quello vascolare e muscolare. Aumenta anche la produzione di antidolorifici naturali del corpo, come le betaendorfine per innalzare la soglia del dolore e permettere al soggetto di sopportare meglio traumi, sforzi e tensioni emotive.

2- Resistenza o adattamento: In questa fase il nostro organismo si adegua alle nuove circostanze e cerca di resistere finché l’elemento stressante non scompare. In questo lasso di tempo vi è una sovrapproduzione di cortisolo che causa un indebolimento delle difese immunitarie, arrivando fino alla loro soppressione.

3- Esaurimento: questa è la fase conclusiva dello stress che assicura al corpo il riposo necessario per rimettersi completamente.

Quando la fase di resistenza termina si possono presentare due casi:

- le energie non sono esaurite del tutto e la persona avverte la fase di esaurimento come un torpore benefico rilassante, con una sensibile sensazione di debolezza e lassità (come dopo una competizione o un rapporto sessuale).

- la fase di resistenza è durata troppo e l’esaurimento è dovuto alla completa mancanza di energie, con periodi di recupero lunghi e debilitanti (anche depressivi).

In sostanza ci troviamo davanti a un’azione depressiva contraria a quella da resistenza che tenderà a riportare il corpo nella condizione precedente allo stress e quindi in equilibrio.

È importante ricordare che molte volte quando si perpetuano fasi di resistenza prolungate, il soggetto può sperimentare la necessità impellente di utilizzare sedativi, alcool, fumo e altri mezzi per passare artificialmente alla fase di esaurimento e permettere al proprio corpo di riposarsi.

3. Attenzione alle endorfine, amiche o nemiche?

Le endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica, vengono messe in circolo dal nostro organismo in maniera più elevata se si pratica attività fisica (circa il 50% in più di un corpo che non è in moto). È possibile verificare la veridicità di questo incremento subito dopo un allenamento. Infatti in quell’occasione si potrà sperimentare un innegabile sensazione di euforia e di benessere e si potrà notare una riduzione della tensione interna, dell’ansia e dello stress.

Purtroppo come tutte le cose che ci piacciono, un po’ come il cioccolato e per alcuni il fumo, le endorfine possono dare una certa dipendenza. Tutto ciò può sembrare paradossale ma in realtà è una delle ragioni per cui oggi si parla di excercise addiction.

L’attività sportiva favorisce la produzione di dopamina e di beta-endorfine (sostanze chimiche endogene dall’effetto simile a eroina e morfina) questo comporta per tutti i soggetti che svolgono assiduamente esercizi aerobici, e quindi inclini più di altri a sostenere alti livelli di queste sostanze, di sperimentare i sintomi d’astinenza.

In altre parole il cervello della persona dipendente (ossia colui che dedica la maggior parte della sua giornata ed esercitarsi intensamente e per periodi sempre più lunghi) percepirà l’abbassamento e/o la mancanza di queste sostanze chimiche e nel giro di 24-36 ore si potranno manifestare delle vere e proprie crisi d’astinenza accompagnate da irascibilità, irritabilità ed atteggiamento negativo.

L’attività sportiva e l’alimentazione devono essere strumenti di cura e di promozione del benessere e non il contrario. Ogni attività, anche la più innocua come può sembrare fare esercizio fisico o mangiare, possono trasformarsi in nemici se vissuti in modo pervasivo, controllante, rigido ed alienante.

Ecco perché da alcuni anni si stanno elaborando diversi programmi di prevenzione, che hanno come obiettivo la realizzazione di una buona armonia fra corpo, autostima, sport e alimentazione, al fine di ridurre sensibilmente la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare e quelli dell’immagine corporea, nonché le condizioni di dipendenza dallo sport.

Dott.ssa Giulia Amandolesi

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