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  • Dott. Marco Gallo

Boxe: il match inizia contro il peso


La boxe è una delle più antiche attività praticate, riflesso di un retaggio arcaico ed espressione della necessità dell’uomo di dimostrare forza e coraggio.

Il regolamento tecnico agonistico degli sport da combattimento, tra cui pugilato, kick boxing, muay thai ed MMA, impone agli atleti di combattere in una specifica categoria di peso, determinata da range ponderali entro i quali rientrare, e finalizzata ad equilibrare le caratteristiche fisiche tra i combattenti.

Da questo tipo di regolamentazione nasce già una prima considerazione, che riguarda le caratteristiche antropometriche dell’atleta (struttura ossea, lunghezza degli arti, massa muscolare): queste non possono essere valutate solamente mediante il peso, infatti è possibile riscontrare nella medesima categoria di peso soggetti con caratteristiche antropometriche molto differenti, a cui in seguito, nel corso della maturazione del pugile, maestri ed allievi, adattano determinati stili di combattimento.

Il peso resta comunque la principale problematica nel rientrare in una determinata categoria: problematica che nasce dalla ricerca delle migliori caratteristiche antropometriche al minor peso possibile, in modo che l’atleta risulti avvantaggiato rispetto ad avversari del medesimo peso.

Premettendo che l’efficacia nel combattimento di un’atleta non dipende solo dalle caratteristiche antropometriche, certamente importanti, ma anche da fattori tecnici e psicologici: spesso nella pratica lavorativa con pugili, ho riscontrato atleti che pur di rientrare nel peso di interesse, praticavano sacrifici immani, e non solo in preparazione di un evento in cui si ritrovavano con qualche chilo di troppo, ma anche durante tutta la preparazione.

Ricordiamo che è ugualmente importante ai fini della performance sia il metabolismo plastico che energetico, questo significa che bisogna assumere nutrienti in proporzione adeguata sia per dare energia al corpo, che per ricostruire i tessuti adattati dall’allenamento (performance). Se l’alimentazione è inadeguata, con il fine di raggiungere un traguardo di peso, il risultato sarà lo scadere della prestazione dovuto a carenze di tipo:

  • energetico, mancando il carburante la qualità dell’allenamento e del match scende.

  • plastico, i tessuti allenati (sist. Nervoso, endocrino, muscolare) non si rigenerano e non si adattano, l’allenamtno diventa un evento deleterio.

  • Emotivo, a livello psicologico la “fame” gioca brutti scherzi e porta a nervosismo ed una cattiva gestione del comparto emozionale.

Sono state effettuate anche ricerche per valutare la perdita di performance data da rapide perdite di peso, tagli calorici o disidratazioni: un’interessante studio pubblicato sulla rivista scientifica International journal of sport physiology and performance, dal titolo “Rapid Weight Loss is Not Associated With Competitive Success in Elite Youth Olympic-style Boxers in Europe”, dove sono stati analizzati oltre 80 pugili Elite Olimpionici, di 12 paesi diversi: il risultato è stato che il 45% degli atleti ha utilizzato metodi ritenuti drastici e pericolosi per la salute per rientrare nel peso per combattere, ed il 33%, quindi la maggior parte di questi, ha mostrato calo della performance ed insuccesso a livello competitivo.

Per evitare queste problematiche il percorso migliore sarebbe attuare una ricomposizione corporea:

In vista di un match se fosse necessario perdere qualche chilo è possibile per pochi giorni svolgere un regime dietetico “chetogenico”, cioè che preveda l’eliminazione dei carboidrati, ma questo va sempre effettuato tenendo un adeguato valore calorico, in modo tale da non subire un eccessivo catabolismo, che comprometterebbe in maniera irreversibile la performance. Una volta raggiunto il peso desiderato andrebbe mantenuto fino alla pesatura e poi risulterebbe essenziale una adeguata ricarica idrosalina (acqua e Sali minerali) e glicogenica (zuccheri).

Un capitolo a sé andrebbe aperto nella gestione della composizione corporea nelle atlete: l’equilibrio ormonale della donna è più delicato di quello dell’uomo, e una perdita di massa grassa eccessiva potrebbe alterare i cicli ormonali: uno dei primi sintomi di questo fenomeno è l’ipomenorrea che potrebbe diventare amenorrea, condizione che se mantenuta per lunghi periodi può portare a gravi e irreversibili problematiche all’apparato riproduttivo.

La migliore soluzione per il pugile agonista vincente è quindi trovare una condizione di peso e composizione corporea da mantenere costante durante l’anno e ricorrere ad eventuali “tagli” di qualche chilo solo in casi estremi e comunque per variazioni non oltre il 2-3% della propria massa. Questo permetterà di non inficiare la performance e di permettere all’atleta di dedicarsi con tutte le proprie forze a quella che viene definita la nobile arte.

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